Le gole del Nera, ai piedi di Narni
Quando passo dall’Umbria, cerco sempre di fermarmi per una notte a Narni, dove una pista ciclo-pedonale di cinque chilometri e mezzo lungo le gole del torrente Nera mi toglie ogni scusa per evitare ripetute e lavoretti in piano mentre sono in viaggio.
La pista, ricavata da un tratto dismesso di ferrovia, ha un fondo sterrato e attraversa le antiche gallerie del treno, illuminate al passaggio da luci temporizzate quasi sempre in funzione (raccomando comunque di tenere in tasca la frontale).
La Narni vera e propria è uno di quei meravigliosi borghi medievali per cui l’Umbria è tanto rinomata. Cittadina fiabesca, arroccata sulle colline, è il posto ideale per una passeggiata, per una cenetta più o meno romantica e, se si ha tempo, per una visita culturale: particolarmente interessante è Narni sotterranea.
Narni Scalo è, per contro, un’area industriale poco appetibile per i turisti, ma con l’indubbio vantaggio di trovarsi sul fondo del canyon. È qui che alloggio di solito, per potere raggiungere la ciclovia e il Nera senza prendere la macchina. Un ragionamento simile a quello degli antichi romani, che pare avessero piazzato qui, nel fondovalle, un cantiere navale, nell’epoca in cui Narnia era una colonia dell’impero.
Sì, esiste una connessione con la saga delle Cronache di Narnia, nel caso ve lo steste domandando: Lewis fu ispirato dal nome latino della città, trovato per caso su una mappa dell’Italia antica.
La pista comincia all’altezza del ponte di Augusto, un lascito appunto dell’epoca romana, e si addentra via via nelle gole del Nera. Nonostante il nome, le acque del torrente sono di un azzurro quasi irreale, che per quante volte sia passata di qui non riesco a smettere di fotografare. Tornando indietro, lo sfondo è invece quello della Narni medievale che si affaccia dall’alto sul canyon, bellissima in particolare di sera, quando si accende come un presepe.