Anello in Val Grosina (31,2 km – 1615 m D+)
Percorso trail facile e corribile, ma di grande effetto, nell’incantevole Val Grosina. Il passo di Vermolera (2732 m) è praticabile solo in estate.
Periodo: Giugno 2022
Partenza: Fusino (SO)
Distanza: 31,2 km
Dislivello: 1615 m
Acqua: fontane e torrenti
GPX (clic dx, salva link con nome)
Val Grosina, che posto! Non lo conoscevamo ma abbiamo deciso di partire in esplorazione, e di sicuro bisognerà tornare: tra torrenti gorgoglianti, vette di tremila metri, prati bucolici e selvagge pietraie, nel silenzio totale rotto solo dai fischi delle marmotte, il team delle Martas ha trovato il suo ambiente ideale!
Partiamo da Fusino, sopra Grosio, neanche troppo di buon’ora, confidando che il giro sia breve e veloce. A Fusino parcheggiamo davanti all’ex locanda Valgrosina, dove si può eventualmente acquistare il ticket per proseguire lungo la strada che va a Eita (da cui saliremo) o lungo quella per Malghera (da cui scenderemo). Dato che noi siamo Trail Rings e per definizione facciamo solo anelli, ci limitiamo a lasciare l’auto nel punto più comodo all’incrocio tra le due strade.
Le indicazioni sono chiare e puntuali lungo tutto il percorso, per cui la traccia gpx non è indispensabile. Il giro si può fare in entrambi i sensi di marcia: quello da noi scelto ha il vantaggio di percorrere il tratto più ripido in salita anziché in discesa, ma anche al contrario si tratterebbe solo di una discesa un po’ tecnica su ghiaino, niente di impossibile. Partiamo dunque verso Eita e seguiamo la strada asfaltata per circa un chilometro e mezzo, superando il lago artificiale Roasco alla nostra sinistra. Prendiamo poi la strada carrozzabile, seguendo le inequivocabili indicazioni per Eita (sentiero 251.2), con il torrente Roasco sempre a sinistra.
Non ci sono ancora animali al pascolo, ma i tafani sono già pronti e nell’attesa se la prendono con noi. Superiamo il più in fretta possibile la zona infestata seguendo sempre la strada carrozzabile, tutta corribile, che ci fa guadagnare dislivello in modo dolce ma costante. Torniamo sull’asfalto e giungiamo in vista di Eita, un paesino pacifico e grazioso, circondato da montagne e pascoli verdeggianti.
Dobbiamo ora risalire tutta la val d’Avedo fino al passo di Vermolera, il punto più alto del nostro giro. Da Eita il passo è indicato a 4 h 10′, ma ci metteremo molto meno. Le indicazioni da seguire sono quelle per il sentiero n. 201, che coincide anche con il Sentiero Italia (S.I.). Dopo una breve discesa lungo la strada asfaltata, riprendiamo a salire e raggiungiamo dapprima l’alpeggio Vermulèra, poi i laghi di Très (2185 m). Il motivo del plurale non è chiaro, a me sembra un lago solo.
La pendenza da qui aumenta un po’, ma non troppo. L’ambiente invece si fa sempre più suggestivo e la sua bellezza risalta ancora di più nel silenzio generale: abbiamo salutato gli ultimi umani a Vermulèra e non abbiamo più incontrato nessuno.
Il sentiero cede via via il passo alla pietraia, ma rimane sempre visibile. Solo nel punto più alto, in prossimità del passo, si seguono i segnavia saltellando da una roccia all’altra. Questo percorso è indicato nelle relazioni come EE e di sicuro richiede ottime condizioni meteo, assenza di neve e capacità di muoversi in un ambiente severo di alta montagna; tuttavia noi lo abbiamo valutato un giro di livello escursionistico.
Dal passo di Vermolera (2732 m) la vista si apre sull’ampia val di Sacco e lo spettacolo è ancora più bello perché possiamo godercelo in totale solitudine.
Cominciamo la discesa e solo per un breve tratto dobbiamo prestare attenzione, percorrendo una cengia di sfasciumi. Poi il sentiero torna a essere facile e possiamo divertirci a correre spensierate tra la costernazione delle marmotte.
Ben presto arriviamo in vista del Pian del Lago (2320 m), dove incontriamo le prime persone da parecchio tempo. In effetti il giro, veloce per chi corre, risulta lungo e di sicuro scoraggia gli escursionisti, che per risparmiarsi i noiosi chilometri di strada dovrebbero lasciare due macchine in punti diversi. Insomma, la Val Grosina risulta ideale per il trail running!
Continuiamo a seguire il 201/S.I. in direzione Malghera e, senza possibilità d’errore, percorriamo quella che ormai è una vera e propria strada fino a raggiungere il paese. In assenza del nostro Tony, troviamo una fattoria che porta il suo nome e ne approfittiamo per una foto ricordo.
Da Malghera ci aspettano 10 km di noiosa strada, ma lo sappiamo e siamo psicologicamente preparate. Ce la prendiamo con calma e, senza sbatterci troppo, in meno di un’ora siamo a Fusino. Giro davvero super consigliato a tutti i runner, sia per l’ambiente spaziale sia per l’ottimo allenamento di corsa!
Val Grosina e Val Viola (40 km – 1900 m D+)
14 Agosto 2022 by marta • Valtellina Tags: corsa in montagna, eita, laghi di très, lago negro, passo dosdè, trail running, val grosina, val viola, valdidentro, valtellina • 0 Comments
Spettacolare cavalcata tra due valli meravigliose: da Arnoga (Valdidentro) a Eita, laghi di Très, lago Negro, passo Dosdè (2824 m) e per finire laghi della Val Viola.
Periodo: Agosto 2022
Partenza: Arnoga, Valdidentro (1870 m)
Distanza: 40 km
Dislivello: 1900 m
Acqua: varie fontane
GPX (clic dx, salva link con nome)
Decido per una volta di allontanarmi dalle aspre montagne della bassa Valtellina e di guidare fino a Bormio, in cerca di pendenze più dolci e di sentieri corribili.
Vorrei esplorare la val Viola, dove non sono mai stata: cercandola sulla cartina, scopro che poco lontano c’è un altro posto scoperto di recente, la val Grosina, e mi viene l’idea di concatenare le due valli in un unico, lungo ma relativamente veloce anello, tutto da correre. Il giro è di difficoltà escursionistica, eccetto il passo Desdè, che si raggiunge su pietraia e in un ambiente severo di alta montagna. Per il passo è necessario avere esperienza e attendere condizioni meteo favorevoli, mentre il resto del giro si potrebbe fare anche sotto la pioggia.
Rispetto ai sentieri a cui sono abituata, qui sembra di stare in Trentino: comode mulattiere e pendenze quasi collinari, valli ampie e aperte e, per quanto riguarda la val Viola, anche un certo numero di turisti attratti dal rifugio e dai laghi facilmente accessibili. La val Grosina, invece, rimane per fortuna meno frequentata.
La partenza è da Arnoga, sopra Valdidentro. L’ideale è lasciare l’auto alla Baita Viola, ma il parcheggio è piccolo e potrebbe essere pieno: in alternativa c’è un parcheggione poco più avanti, dopo il tornante. Sono mattiniera e, al mio arrivo, il termometro segna 10 gradi. Venendo da lidi più temperati, sono in canotta e nello zainetto non ho altro che un antivento leggero, ma dopo il caldo degli ultimi due mesi decido che un po’ di aria fresca non può farmi male!
Il sentiero comincia subito dopo il parcheggio della Baita Viola ed è così pianeggiante che fa venire voglia di partire in quarta. Un po’ mi dispiace avere le gambe cotte dai giri precedenti, perché 3 km così piatti a 1800 m di quota non li avevo davvero mai visti. Al bivio, prendo la stradina in discesa con una curva a gomito verso sinistra: senza possibilità d’errore, questa mulattiera va seguita per una decina di chilometri fino a Eita.
Freddo è freddo, ma tengo botta e confido nel sole, che prima o poi dovrà pur fare capolino dalle montagne. Percorro circa 400 m di dislivello, arrivando intorno a 2300 m di quota, per poi scollinare in val Grosina, finalmente al sole e al caldo. Il clima, da questa parte delle montagne, è più mite e finalmente mi dà un po’ di tregua il vento gelido che mi ha accompagnato per tutta la salita.
Ben presto raggiungo dall’alto il laghetto Acque Sparse, da cui passa il Valgrosina trail, a cui ho partecipato appena una settimana fa (bella gara, ve la consiglio!).
Continuo la discesa, seguendo per un tratto il percorso della gara, e arrivo a Eita, graziosissimo paesino immerso nel verde della val Grosina.
Da qui abbandono il giro del Valgrosina trail, ma resto comunque su un percorso noto, quello provato con Marta un mesetto fa (qui il link). Prendo la strada asfaltata verso destra e seguo le puntuali indicazioni per i laghi di Très (il plurale continua a rimanere un mistero, a me anche questa volta è sembrato un lago solo).
Dopo un breve tratto in discesa prendo la stradina in cemento che sale verso destra e raggiungo l’alpeggio di Vermulèra. Da qui comincia il sentiero per i laghi di Très, la prima vera salita del mio giro. Il paesaggio è bucolico e in giro non c’è quasi nessuno, come ricordavo. Già mi pregusto il silenzio dell’alta montagna, quando dal nulla sbuca una motoretta da trial. A bordo, un aitante centauro a malapena maggiorenne, con annessa fidanzatina isterica che scopre nel bel mezzo della val Grosina di avere paura della moto. Passino il rumore e la puzza, ma le scenate in montagna anche no!
Supero in fretta il lago, dove la coppietta ha pensato bene di fermarsi a litigare con urla che echeggiano per tutta la valle, e proseguo in direzione lago Negro. L’altra volta, con Marta, ero invece andata verso il passo di Vermolera e sono curiosa di esplorare questo nuovo lato della val Grosina. Il sentiero è sempre facile e la pendenza moderata. Certo, me la godrei di più se la coppia malefica non fosse rimontata in sella per superarmi in salita e continuare a seminare smog e inquinamento acustico davanti a me.
A parte il rimbombo della motoretta, tutto tace intorno a me e cerco di concentrarmi sulle cose belle: l’enorme pietraia che mi circonda, il sentiero ancora facile e a tratti corribile, le cime che coronano la vallata. Un’ultima salita mi porta infine al lago Negro, oltre i 2500 m di quota.
I ragazzini hanno spento il motore, ma in compenso si sono rimessi a litigare, per la felicità di un povero escursionista solitario che deve essersi da poco accampato in riva al lago per godersi un po’ di pace e silenzio. Frustrata da tanta maleducazione, mi fermo giusto il tempo di una foto e riprendo subito il sentiero in direzione del passo Dosdé, che si intravede ora verso destra, alle spalle del lago. Con somma gioia vedo che comincia la pietraia, dove la maledetta motoretta non potrà seguirmi.
Giro intorno al lago e comincio a salire verso il passo. La pietraia è un po’ antipatica perché i bolli sono pochi e poco visibili. Cerco di dare il mio contributo aggiungendo sassi ai rari ometti che aiutano nell’orientamento e penso che non vorrei trovarmi qui in condizioni di scarsa visibilità: non ci sono tratti esposti o particolarmente pericolosi, ma l’ambiente è davvero severo a questa quota.
Arrivo infine alla bocchetta e per un attimo resto perplessa: intorno a me un’enorme pietraia – rispetto alla salita cambia solo il colore delle rocce – e nessuna traccia di una via di discesa. Per di più sono di nuovo sul versante settentrionale delle montagne e torno a essere sferzata dallo stesso vento gelido di stamattina.
Eppure ci deve essere una costruzione, ricordo di averla intravista mentre salivo. E un cartello, un’indicazione, un bollo o un ometto per la discesa… cammino un po’ tra le rocce e finalmente arrivo al passo vero e proprio, dove in effetti si trova un bivacco.
Trovo qui anche qualche indicazione: per il rifugio Federico, che mi sembra di capire sia il punto di appoggio per le scialpinistiche al pizzo Dosdè, e per il rifugio Viola, da dove rientrerò poi ad Arnoga. Vedo un bollo per la discesa e conto di impiegare non più di un’oretta dal passo al rifugio Viola, indicato a 3h20′.
Come sempre accade quando faccio i conti e decido di essere quasi arrivata, cominciano gli imprevisti. Intanto scopro che la discesa non è più facile della salita: tratti di sentiero si alternano alla pietraia, dove ometti e bolli sono sempre rari. Per di più, quando la pietraia sembra finalmente finita, mi trovo a un bivio: un bollo manda verso destra, un altro verso sinistra. A sinistra si vede una traccia, a destra più niente dopo il primo bollo, per cui vado a sinistra. Dopo qualche minuto capisco il motivo dell’esistenza di un secondo sentiero: quello principale è franato.
Quello che un mese fa doveva essere un torrente impetuoso non è che un rigagnolo, per cui non mi preoccupo troppo di non poterlo attraversare e continuo a scendere più o meno a caso nel letto vuoto del fiume, a destra rispetto al sentiero principale e al corso d’acqua che sento gorgogliare poco lontano.
La pendenza diminuisce e mi riavvicino al sentiero. Devo solo attraversare qualche ruscelletto e finalmente torno sulla retta via, dove posso rimettermi a correre. Ho perso parecchio tempo a ravanare nella pietraia, ma da qui in avanti dovrebbe essere tutto facile.
Il sentiero è facile e super panoramico, ora a destra ora a sinistra del torrente, tra ampi pascoli e cime maestose. Proseguo verso l’alpe Dosdè senza passare dal rifugio Federico, che vedo dall’altra parte del torrente.
Da questa malga si può ammirare quello che resta del nevaio del pizzo Dosdè. Seguo ora le indicazioni per il rifugio Viola, lungo un grazioso sentierino in leggera salita. La val Viola, come immaginavo, è più affollata rispetto alla val Grosina, ma fino ai primi laghetti incontro solo escursionisti educati e sorridenti. Davanti al rifugio, invece, la fauna umana è più varia: ciclisti veri e ciclisti in e-bike, famiglie, anziani, gruppi civili e gruppi schiamazzanti.
Supero in fretta e furia il rifugio e vado a prendere la strada sterrata in leggera discesa, da cui ancora qualcuno sta salendo e scendendo. Per fortuna è ora di pranzo e la gran parte dei turisti è seduta a mangiare al rifugio, ma anche così la mulattiera è affollata. Niente, per godermi questa val Viola avrei probabilmente dovuto fare il giro al contrario, passando di qui di prima mattina. Adesso c’è troppa gente, sono stanca e non vedo l’ora di raggiungere la macchina.
La strada sterrata diventa asfaltata, supero qualche parcheggio e proseguo ora in discesa, ora in piano, ora con un’ultima cattivissima salita. Ancora pochi chilometri e sono al punto di partenza.