Grignone EE (20 km – 1900 m D+)
Un giro davvero tosto, tanto panoramico quanto impegnativo dal punto di vista fisico e tecnico. Ottimo allenamento per gare come Maga e Kima!
Periodo: Giugno 2022
Partenza: Balisio (LC)
Distanza: 20 km
Dislivello: 1900 m
Acqua: fontane solo fino al Pialeral, portare scorta abbondante.
GPX (clic dx, salva link con nome)
Il mio amico Demetrio, abituato alle dolci pendenze dell’Appennino emiliano, non è mai stato sulle Grigne e bisogna rimediare! Faccio mentalmente un elenco delle cose imperdibili in questo ambiente così selvaggio, eppure tanto popolare tra noi milanesi: la pendenza estrema del muro del pianto sotto il sole di un pomeriggio estivo, la cresta del Grignone fino alla croce di vetta e al rifugio Brioschi, la traversata alta verso il buco di Grigna e la Grignetta, l’arsura e l’acqua che non si trova neanche a pagarla, le discese tecnicissime, i sentieri che non si trovano, i chilometri che ci metti quaranta minuti a percorrere, i camosci che la fanno da padroni quando, all’ora del tramonto, la maggior parte degli umani ha finalmente tolto il disturbo.
La mia idea è partire da Balisio, salire in vetta al Grignone dalla via invernale – più bellina, a mio avviso, rispetto a quella estiva – e scendere poi lungo l’alta via delle Grigne verso la Grignetta. Risalire fino al bivacco Ferrario dal canalino Federazione, scendere dalla Cermenati, intercettare la traversata bassa e seguirla fino al Pialeral, da cui si riscende a Balisio. Ho calcolato in modo molto ottimistico di fare tutto in cinque, massimo sei ore, ma come spesso accade da queste parti i tempi si sono dilatati soprattutto per le difficoltà tecniche della discesa lungo l’alta via, che sarebbe più comodo percorrere – come fanno quasi tutti – in senso opposto.
Arrivati in prossimità del buco di Grigna, dove comincia la salita verso la Grignetta, ci siamo resi conto di avere al massimo un’ora di luce e nemmeno una goccia d’acqua. Ho allora proposto a Deme di accorciare il giro e scendere al Pialeral seguendo il percorso della Utlac, una gara tostissima che si è appena tenuta da queste parti. Purtroppo gli organizzatori sono stati diligentissimi e non abbiamo trovato traccia di balise, per cui ci siamo persi nella vegetazione – nella prima parte il sentiero è davvero poco visibile, senza le indicazioni della gara – e abbiamo finito per metterci lo stesso tempo che avremmo impiegato a salire in Grignetta e scendere dall’altra parte. Puniti per la pigrizia!
Chi vuole ripetere il giro non si preoccupi: nella traccia gpx qui allegata ho eliminato la pur divertente parte di “ravanage”, se la seguite bene non potete sbagliare. Altrimenti consiglio di finire il giro come l’avevo pensato inizialmente: dovrebbero venire circa 200 m di dislivello positivo e 3 km in più. Ad avere tempo (e acqua) ne vale assolutamente la pena!
La partenza è calda, alle quattro del pomeriggio, ma molto semplice. Parcheggiamo al BricOk di Balisio, l’unico posto dove pare sia ancora lecito farlo, torniamo brevemente verso l’Alva seguendo la strada e prendiamo la stradina in leggera salita verso destra subito dopo il bar. Da qui un sentierino ci porta alla strada carrozzabile che sale verso la chiesetta e il Pialeral. Dalla chiesetta, per evitare le frotte di escursionisti in discesa, anziché il solito sentiero prendiamo quello per l’agriturismo Brunino, bene indicato.
Seguiamo questa stradina carrozzabile, con un breve taglio su sentiero, attraversando dei bellissimi alpeggi. E pensare che si sale sempre al Grignone passando dal sentiero “standard” del Pialeral, come se non ci fossero alternative! Qui non incontriamo più nessuno e troviamo anche un paio di fontane, una rarità da queste parti.
Continuando a salire lungo la carrozzabile, si sbuca infine sulla salita per il Brioschi, senza passare dal Pialeral. Altrimenti ci sono dei sentieri che portano al Pialeral e, da qui, si prende la stessa salita.
Superati gli ultimi alberi, si sale faticosamente sotto il sole ancora forte di questo pomeriggio di giugno. Da Balisio al Pialeral sono 500 m di dislivello, ne mancano 1200 per la cima del Grignone… meglio non pensarci! Teniamo la destra per prendere la via invernale, mentre l’estiva sale verso sinistra. Incontriamo gli ultimi escursionisti in discesa, dopodiché sono i camosci a intrattenerci con i loro salti acrobatici su e giù per rocce e prati. Si arriva infine ai Comolli, al bivacco Riva Girani (1860 m).
Da qui comincia il cosiddetto “muro del pianto”, che fa piangere in inverno, quando lo si affronta con i ramponi, ma anche in versione estiva non scherza. La pendenza aumenta drammaticamente: quantomeno il dislivello si fa in fretta e ben presto, accaldati e affaticati, sbuchiamo sulla cresta.
Seguendo il filo di cresta e le corde fisse, non necessarie in assenza di neve, proseguiamo verso il rifugio, con una pendenza ora molto più dolce e una bella vista sul selvaggio versante settentrionale delle Grigne, dove è rimasta un’ultima lingua di neve.
Raggiungiamo la croce di vetta e il rifugio, che con i suoi 2410 m rappresenta il punto più alto del giro.
Comincia ora la parte più tosta del giro, l’alta via delle Grigne, meglio nota come “traversata alta”. Si tenga conto che, rispetto ad altri sentieri attrezzati che tecnicamente potrebbero risultare equivalenti, per esempio il sentiero Roma, l’alta via delle Grigne ha come difficoltà aggiuntiva una segnaletica che lascia molto a desiderare, catene vecchie e in cattivo stato e una roccia che si frantuma solo a guardarla. Solo alla fine del giro abbiamo saputo, purtroppo, dell’incidente capitato proprio oggi a Claudio Ghezzi, in assoluto il più esperto conoscitore delle Grigne, a ulteriore dimostrazione, in caso qualcuno avesse dei dubbi, che queste montagne sono davvero infide e richiedono una dose doppia di attenzione proprio per la qualità della roccia.
Una prima discesa ci porta al bivacco Merlini, da dove si prende il sentiero estivo per il Pialeral. Noi invece proseguiamo dritto e più o meno in piano lungo l’alta via, che appunto non è indicata benissimo ma ogni tanto è pur indicata. Comincia infine la discesa lungo gli Scudi.
Le catene, come già detto, non sono in ottime condizioni e conviene usarle il meno possibile. Procediamo piano e con cautela. Quando finalmente ci sembra di avere toccato terra, la pacchia dura poco, perché ben presto il sentiero cede il posto a una nuova parete, questa volta più franosa e instabile.
Dopo avere perso quella ci pare un’infinità di quota, con un certo sollievo vediamo che il sentiero riprende a salire. Tutto intorno a noi i camosci corrono e saltano sugli sfasciumi, incuranti dei continui crolli. Poco male, il sentiero sale rapidamente e in un attimo siamo di nuovo in cresta. La Grignetta sembra sempre lontanissima, sono ormai le 19,30 passate e la sete ci sta provocando strane visioni. Decidiamo allora di prendere il sentiero in discesa per Balisio, visto che è indicato e che è parte del percorso di gara della Utlac, che si è tenuta giusto ieri.
Si tratta di un sentiero che conosco per averlo già fatto seguendo il percorso balisato della gara. Oggi però le balise non ci sono, gli organizzatori sono stati troppo solerti nel rimuoverle! La prima parte di sentiero, nonostante il recente passaggio della gara, è nascosta dall’erba e ben presto ci rendiamo conto di esserci spostati troppo a sinistra. Perdiamo un po’ di tempo a cercare una via alternativa, poi ci rassegniamo e torniamo indietro. La traccia qui allegata è già stata corretta, potete seguirla con fiducia. Scendendo nel prato, andate verso la pozza d’acqua che si nota dall’alto.
Raggiungiamo una malga e, da qui, il sentiero diventa molto più semplice (e visibile). Una facile discesa nel bosco ci porta a incrociare la traversata bassa, che imbocchiamo in direzione Pialeral. In realtà, scoprirò più tardi guardando la cartina, si sarebbe potuto anche proseguire in discesa lungo lo stesso sentiero, accorciando il percorso senza passare dal Pialeral. Ma in assenza di indicazioni abbiamo preferito non rischiare. La traversata bassa, antipatica per i continui saliscendi, ci porta al Pialeral e alla sospirata fontana, dove facciamo indigestione di acqua. Poi prendiamo il noioso ma veloce sentiero in discesa per Balisio, e per questo ultimo pezzo ci tocca accendere le frontali che previdentemente abbiamo portato con noi. Pensavo di essere alla macchina per le 21, invece sono ormai le 22 passate quando ci arriviamo!
Sentiero 4 luglio (32,5 km – 2700 m D+)
19 Agosto 2023 by marta • Orobie, Valtellina Tags: bivacco davide, campovecchio, cima sellero, corsa in montagna, maratona del cielo, orobie valtellinesi, passo sellero, passo telenek, sant'antonio, sentiero 4 luglio, skymarathon, skyrunning • 0 Comments
Sulle tracce di una delle più celebri skymarathon valtellinesi.
Periodo: Agosto 2023
Partenza: parcheggio Fucine-les, Corteno Golgi (BS)
Distanza: 32,5 km
Dislivello: 2700 m
Acqua: abbiamo seriamente patito la sete!
GPX (clic dx, salva link con nome)
Un percorso tecnicissimo per creste aeree e traversi esposti caratterizza buona parte del sentiero 4 luglio, dove ogni estate si corre una delle gare più importanti della Valtellina. Vedere i tempi dei più forti ci fa sentire delle cacchine, ma insomma noi Martas siamo poco ambiziose e giriamo più che altro per divertirci!
Il giro è bellissimo e merita una gita fuori gara, per godersi appieno i panorami e il silenzio di queste selvagge Orobie valtellinesi.
Abbiamo lasciato un’auto al parcheggio Fucine-Les di Corteno Golgi, all’imbocco della strada che sale verso Sant’Antonio, e l’altra a Santicolo, punto di arrivo della gara, per seguire il percorso ufficiale; un inaspettato maltempo, però, ci ha costretto a tagliare l’ultima parte, verso la fine delle creste, scendendo dalla val Torsolazzo verso Corteno Golgi anziché terminare il giro a Santicolo. Questa soluzione d’emergenza si è rivelata interessante, con una bella discesa facile e corribile, e mi sento di consigliarla.
Per andare a prendere il sentiero 4 luglio vero e proprio bisogna per prima cosa salire a Sant’Antonio (1125 m) lungo la strada asfaltata e, poi, seguire le indicazioni per Campovecchio. Da qui si prosegue in direzione passo Sellero: non dritto, come facciamo dapprima noi, attirate da un asinello che sembra un Trudy e dall’invitante indicazione “3.30 h”; bensì verso destra, seguendo il sentiero 107 che si inoltra nel bosco, con tempo di percorrenza 6 h.
Guadagniamo quota in modo costante, su comodo sentiero, fino allo Zapel dell’Asen (2026 m). Da qui alla Val Rosa ci aspetta un lungo e accidentato traverso di 6 km, dove con ogni probabilità i top runner corrono al quattro e trenta, mentre noi non vediamo altra soluzione che camminare di buon passo.
Per fortuna abbiamo l’idea di rabboccare le borracce a un ruscello: sarà l’unico punto acqua da qui alla fine del giro! Finalmente dalla Val Rosa (1970 m) riprendiamo a salire. Non c’è anima viva e ci godiamo lo spettacolo delle creste che andremo a percorrere nella pace e nel silenzio. Man mano che saliamo, l’erba cede il posto alla pietraia e il sentiero, sempre ben segnato, si inerpica verso il passo Telenek (2560 m).
Dal passo, ci dirigiamo verso la cima Sellero (2744 m), il punto più alto della gara. Da qui in avanti il sentiero segue il filo di cresta, ed è un vero spettacolo!
Ci aspetta ora il tratto più tecnico del giro, una discesa piuttosto ripida con catene che ci porta al passo Sellero (2400 m).
A questo tratto attrezzato seguono, prima e dopo il passo Sellero, crestine aeree e traversi esposti: se dovessi classificare questo sentiero 4 luglio, cosa che non farò perché non sono un CAI e non scrivo per gli escursionisti, lo definirei di grado FBLO (fa balaa l’oecc).
Arriviamo al bivacco Davide, intorno al 20esimo km, completamente disidratate: nonostante il cielo nuvoloso, la giornata è caldissima e di acqua proprio non ne abbiamo trovata. Nella disperazione, attingiamo a una tanica appartenente a tale Claudio (grazie, Claudio! se leggi questo post, scrivici, così ti offriamo una birra!) prendendo solo il minimo sindacale per arrivare alla fine del giro.
Dal bivacco, il sentiero diventa un po’ più semplice. Continuiamo sempre più o meno in cresta, aggirando una cimetta non meglio identificata con qualche catena (non necessaria) e superando un traverso dove le catene risultano un gradito corrimano. In generale, il sentiero è in ottime condizioni: le protezioni non annullano le difficoltà intrinseche del percorso, ma di sicuro lo rendono il più sicuro possibile.
Alla bocchetta del Palone succede quello che è inevitabile in giornate così calde e umide: comincia a tuonare e cadono le prime gocce. La situazione non sembra tragica e valutiamo anche di proseguire, ma alla fine decidiamo, studiando le mappe di Strava, di dare una chance all’invitante val Torsolazzo che si apre sotto di noi e che dovrebbe riportarci a Corteno Golgi in tempi sicuramente inferiori a quelli che impiegheremmo a raggiungere Santicolo.
Seguiamo dunque i segnavia, ottimamente tracciati, del sentiero 134 e nel giro di pochi minuti cominciamo a congratularci tra di noi per la saggia decisione, visto che comincia prima a diluviare, poi a grandinare. Il sentiero, prima su pietraia, poi su pratone e infine nel bosco, non è mai troppo ripido e ci permette di scendere in tempi relativamente brevi e senza inconvenienti, a parte uno scivolone su una roccia bagnata.
Arriviamo infine a una strada sterrata, che imbocchiamo verso destra in direzione Sant’Antonio. Finalmente troviamo una fontana, dove possiamo dissetarci e sciacquare le ferite. In pochi chilometri raggiungiamo Sant’Antonio e, da qui, ripercorriamo i nostri passi fino alla macchina.